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venerdì 9 marzo 2018

L'epidemia della spagnola del 1918

In questi mesi molte persone sono state  costrette a stare  a casa con l' influenza. Il più delle volte un episodio influenzale ha un andamento benigno e si risolve positivamente in 4 5 giorni. Ma non sempre è così, perchè possono subentrare infezioni, allora le cose si complicano e   la degenza a letto si prolunga. Nei decenni passati una semplice influenza poteva mettere in pericolo la vita delle persone che ne venivano colpite, perchè le condizioni igienico sanitarie erano carenti e non c'erano medicine.  
Nel 1918 c'è stata una grande epidemia influenzale che ha causato la morte di  decine di milioni di persone. Sono state infatti un miliardo le persone colpite in tutto il mondo e circa 50 milioni quelle decedute a seguito dell'influenza. La cifra è enorme se si pensa che la prima guerra mondiale che stava finendo causò 10 milioni di morti.



"All'influenza fu dato il nome di "spagnola" poiché la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli, in quanto la Spagna non era coinvolta nella prima guerra mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra; negli altri paesi, il violento diffondersi dell'influenza fu tenuto nascosto dai mezzi d'informazione, che tendevano a parlarne come di un'epidemia circoscritta alla Spagna. In realtà, il virus fu portato in Europa dalle truppe del Corpo di spedizione statunitense che, a partire dall'aprile 1917, erano confluite in Francia per la Grande Guerra. Dalle analisi effettuate sui corpi di alcuni militari americani deceduti per l'influenza, i ricercatori hanno potuto ricavare dei frammenti del virus e studiarlo alla luce delle attuali conoscenze." (da Wikipedia).

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venerdì 24 marzo 2017

GENOCIDIO ARMENO

I massacri della popolazione cristiana (armeni, siro cattolici, siro ortodossi, assiri, caldei e greci) avvenuti in Turchia tra il 1915 e il 1916 sono ricordati dagli armeni come il Medz yeghern, “il grande crimine”. Le uccisioni cominciarono nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione continuò nei giorni successivi. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari furono deportati verso l’interno dell’Anatolia. Lo sterminio e la deportazione di massa della popolazione cristiana dell’Armenia occidentale erano stati decisi dall’ Impero Ottomano a causa delle sconfitte subite all’ inizio della prima guerra mondiale per opera dell’esercito russo, in cui militavano anche battaglioni di volontari armeni. Secondo lo storico polacco Raphael Lemkin (che ha coniato il termine genocidio) si è trattato del primo episodio in cui uno stato ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. La Turchia però non ha mai accettato la definizione di genocidio, sostenendo che le uccisioni compiute dall’impero Ottomano erano una risposta all’insurrezione degli armeni e alla necessità di difendere le sue frontiere, e sottolineando che anche migliaia di turchi erano morti nel conflitto. 

Il numero degli armeni morti in questo secondo massacro è controverso. Fonti turche fermano il numero dei morti a duecentomila, mentre quelle armene arrivano a 2,5 milioni. Gli storici stimano che la cifra vari tra i 500 mila e due milioni di morti, ma il bilancio di 1,2 milioni è il più diffuso. I paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono 22, tra cui l’Italia, mentre in altri è riconosciuto solo da singoli enti o amministrazioni. Molti altri paesi continuano a non usare il termine genocidio per timore di una crisi nei rapporti con la Turchia.

forna21